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pianificazione finanziaria

Finanza personale

Giovanni, 49 anni: come abbiamo costruito il suo piano finanziario


Nome di fantasia, caso reale.

"Ho 350.000 euro, un'azienda, due figli, e nessuna idea di cosa fare"

Giovanni ci ha scritto a settembre con un messaggio di tre righe. Non cercava il rendimento dell'anno, non voleva sapere quale ETF comprare, non aveva bisogno di un'opinione sui mercati. Aveva bisogno di qualcosa che nessuno gli aveva mai offerto: un piano.

Quarantanove anni, imprenditore, un'officina meccanica specializzata che manda avanti da vent'anni, con sei dipendenti e un fatturato solido. Sposato con Chiara, due figli maschi di 12 e 15 anni. Una casa di proprietà, un mutuo quasi finito, dei risparmi accumulati nel tempo. E una sensazione crescente di non avere il controllo della situazione.

Non è la storia di un uomo in difficolta. È la storia di un uomo che ha fatto le cose per bene ( lavorare, risparmiare, non buttare soldi) ma che a un certo punto si è reso conto che risparmiare non basta. Che avere dei soldi da parte non significa avere un piano. E che senza un piano, anche 350.000 euro possono lavorare contro di te.

La sua situazione, come vedrete, non ha nulla di eccezionale. È esattamente quella di migliaia di imprenditori e professionisti italiani di mezza età. Questo è il motivo per cui la racconto.

La situazione iniziale: tanti soldi, nessuna strategia

Quando Giovanni si è seduto (virtualmente) con noi per la prima pre-consulenza, il quadro era questo:

Il patrimonio

Componente

Importo

Note

Fondi comuni bancari

200.000 €

Costi medi: 2,4% annuo

Liquidita' sul conto corrente

100.000 €

Ferma da oltre 3 anni

BTP

50.000 €

Acquistati nel 2023

Casa di proprieta'

~300.000 €

Mutuo residuo: 80.000 €

TFR in azienda

~40.000 €

Mai trasferito a fondo pensione

Patrimonio finanziario totale: circa 350.000 euro liquidi e investiti. Patrimonio netto complessivo (includendo immobile e TFR, al netto del mutuo): circa 610.000 euro.

Numeri assolutamente dignitosi. Il problema non era la quantità Era come quei soldi erano organizzati, cioè, per nulla.

Cosa non funzionava

I fondi bancari. Giovanni aveva 200.000 euro investiti in quattro fondi comuni piazzati dalla sua banca negli anni. Non sapeva esattamente quanto costassero (la risposta che ci ha dato è stata la solita: "Niente, non mi fanno pagare nulla"). In realtà, come accade nella quasi totalità dei casi, quei fondi avevano un costo complessivo medio del 2,4% annuo.

Su 200.000 euro, parliamo di 4.800 euro all'anno di commissioni. Ogni anno. Soldi che uscivano dal suo patrimonio senza che lui ne fosse consapevole, senza addebiti visibili sul conto corrente, senza una fattura.

In cinque anni di possesso, Giovanni aveva già regalato all'industria bancaria oltre 20.000 euro in commissioni implicite. E quei fondi, nel frattempo, avevano performato peggio del mercato di riferimento. Come succede statisticamente nella maggior parte dei casi.

(Se anche tu vuoi sapere quanto stai pagando per i tuoi investimenti, prova il nuovo calcolatore dei costi di Plannix)

La liquidità inerte. Centomila euro fermi sul conto corrente da più di tre anni. In quel periodo, l'inflazione cumulata in Italia ha eroso circa l'11-12% del potere d'acquisto. In termini reali, quei 100.000 euro ne valevano già meno di 90.000. L'inazione non è mai gratuita.

I BTP a sè stanti. Cinquantamila euro in un BTP acquistato nel 2023, senza una logica di portafoglio. Giovanni li aveva comprati perchè "tutti ne parlavano" e perchè gli sembrava una scelta sicura. Non era necessariamente sbagliata — ma era scollegata da qualunque obiettivo concreto.

Il TFR dimenticato. Quarantamila euro di TFR lasciati in azienda, mai valutato il trasferimento a un fondo pensione. Una scelta con implicazioni fiscali rilevanti che Giovanni non aveva mai analizzato con nessuno.

L'assicurazione inesistente. Un imprenditore con sei dipendenti, moglie che lavora part-time e due figli minorenni. Nessuna copertura vita, nessuna copertura per invalidità permanente. Se a Giovanni fosse successo qualcosa di grave, la famiglia si sarebbe trovata con un'azienda da gestire (o chiudere), un mutuo da pagare e nessuna rete di sicurezza.

Questo era il ritratto. Non drammatico, non disastroso. Semplicemente disordinato. Come lo sono, nella nostra esperienza, la stragrande maggioranza delle situazioni patrimoniali degli italiani.

Il processo Plannix: non si parte mai dai prodotti

Ripeto da anni un concetto che è il fondamento del nostro metodo: i prodotti finanziari sono l'ultima cosa di cui dobbiamo discutere, non la prima. Ai prodotti ci si arriva alla fine di un processo. Non all'inizio.

Con Giovanni abbiamo seguito lo stesso percorso che seguiamo con ogni cliente. Ed è un percorso che non inizia da "quale ETF comprare" ma da "che vita vuoi vivere".

Fase 1 — Lo stato patrimoniale familiare

La prima cosa che abbiamo fatto è stata mettere tutto nero su bianco. Redditi, patrimonio, debiti, entrate ricorrenti, uscite ricorrenti, coperture assicurative esistenti, situazione previdenziale.

Non è un esercizio contabile, ma un atto di consapevolezza. Giovanni, come la maggior parte delle persone, non aveva mai visto la propria situazione finanziaria in un unico documento. Sapeva più o meno quanto aveva, ma "più o meno" e "esattamente" sono due mondi diversi.

Da questo lavoro è emerso, per esempio, che le spese fisse della famiglia ammontavano a circa 3.200 euro al mese (mutuo incluso). Giovanni lo sapeva approssimativamente. Non sapeva, invece, che il suo tenore di vita attuale richiedeva un reddito netto annuo di almeno 48.000 euro — un numero che sarebbe diventato fondamentale per calcolare la sua esigenza pensionistica.

Fase 2 — L'analisi dei costi attuali

Abbiamo aperto insieme il rendiconto MiFID. Quel documento che la normativa europea obbliga le banche a inviare, e che la stragrande maggioranza dei risparmiatori non legge — a volte per pigrizia, a volte perchè non lo capisce, a volte perchè non sa nemmeno di riceverlo.

Il risultato:

Voce

Importo annuo

Commissioni di gestione fondi

3.600 €

Commissioni di distribuzione (retrocesse alla banca)

960 €

Costi di transazione

240 €

Costo totale annuo

4.800 €

Quattromilaeottocento euro all'anno. Su 200.000 euro investiti. Per un servizio che consisteva, essenzialmente, in una telefonata l'anno e gli auguri di Natale.

Giovanni è rimasto in silenzio per qualche secondo. Poi ha detto una cosa che sentiamo spesso: "Ma io pensavo che non pagavo nulla."

Il sistema funziona esattamente così. Non è un bug, è una feature (come dicono in Silicon Valley). Le commissioni non escono dal conto corrente: vengono detratte dal patrimonio investito, in modo impercettibile, ogni giorno. Se non vai a cercarle, non le trovi. E l'industria conta sul fatto che la maggior parte delle persone non le cercherà mai.

Fase 3 — Gli obiettivi: tre domande concrete

Dopo la fotografia della situazione attuale, siamo passati alla domanda che conta: cosa vuoi fare con questi soldi?

Non "quanto vuoi guadagnare" (domanda sbagliata). Non "che rendimento vuoi" (domanda incompleta). Ma: quali sono i tuoi obiettivi di vita che richiedono denaro, quando ti serviranno e quanto ti serviranno?

Dopo circa un'ora e mezza di conversazione, gli obiettivi di Giovanni si sono cristallizzati in tre punti chiari:

Obiettivo 1 — Università dei figli (orizzonte: 3-6 anni). Il figlio maggiore avrebbe iniziato tra 3 anni, il minore tra 6. Giovanni voleva garantire a entrambi la possibilità di studiare fuori sede. Stima del costo: circa 10.000-12.000 euro l'anno per ciascuno, tra affitto, tasse universitarie e mantenimento. Budget totale stimato: 80.000-100.000 euro nell'arco di 8-10 anni.

Obiettivo 2 — Pensione a 65 anni (orizzonte: 16 anni). Giovanni voleva smettere di lavorare a 65 anni (o almeno poterlo fare), mantenendo un tenore di vita dignitoso. Con l'azienda, non aveva una pensione pubblica particolarmente generosa. L'analisi previdenziale stimava un gap pensionistico di circa 800-1.000 euro al mese rispetto al reddito attuale.

Obiettivo 3 — Protezione della famiglia (immediato). La consapevolezza che, come unico titolare dell'azienda e principale percettore di reddito, la famiglia era esposta a un rischio enorme in caso di suo decesso o invalidità.

Tre obiettivi. Tre orizzonti temporali diversi. Tre livelli di rischio accettabili diversi. Questa è la pianificazione finanziaria: non scegliere un prodotto, ma costruire una mappa che collega i propri soldi ai propri obiettivi di vita.

Il piano: la strategia dei tre secchi

Una volta definiti gli obiettivi, abbiamo organizzato il patrimonio secondo quella che chiamiamo bucket strategy, la strategia dei tre secchi della ricchezza.

L'idea è semplice: non tutti i soldi devono fare la stessa cosa. Soldi diversi hanno lavori diversi, orizzonti diversi e strumenti diversi.

Bucket 1 — Sicurezza e breve termine: 80.000 euro

Finalita'

Importo

Strumenti

Fondo emergenza (6 mesi di spese)

50.000 €

Conto deposito + monetario a breve termine

Universita' figlio maggiore (primo biennio)

30.000 €

Obbligazionario breve termine (1-3 anni)

Questi 80.000 euro devono essere liquidi e stabili. Non devono crescere, devono essere pronti. Nessuna esposizione azionaria, nessun rischio di oscillazione significativa. L'emergenza non aspetta il rimbalzo del mercato.

Il fondo emergenza da 50.000 euro (circa 15 mesi di spese familiari, leggermente superiore al minimo classico dei 6 mesi, per tenere conto della componente imprenditoriale e della maggiore variabilità del reddito) copre qualunque imprevisto senza dover toccare gli investimenti.

I 30.000 euro per l'università del primogenito sono già sostanzialmente "spesi" nel piano mentale della famiglia: servono tra 3 anni, e l'unico requisito è che siano intatti quando servirà prelevarli.

Bucket 2 — Medio termine: 70.000 euro

Finalita'

Importo

Strumenti

Universita' (secondo figlio + completamento)

50.000 €

Portafoglio bilanciato 30/70 (30% azionario, 70% obbligazionario)

Riserva medio termine (5-8 anni)

20.000 €

Obbligazionario diversificato medio termine

Il secondo secchio ha un orizzonte di 4-8 anni. Abbastanza lungo da poter tollerare una piccola componente di rischio, abbastanza corto da non esagerare. Un portafoglio bilanciato e prudente, con una prevalenza obbligazionaria e una quota azionaria contenuta per cercare un pò di rendimento reale senza mettere a rischio il capitale quando servirà.

Bucket 3 — Lungo termine e crescita: 200.000 euro

Finalita'

Importo

Strumenti

Accumulo pensionistico

150.000 €

Portafoglio 80/20 (80% azionario globale, 20% obbligazionario) in ETF

Crescita patrimoniale generica

50.000 €

Azionario globale diversificato (MSCI World / ACWI)

Il terzo secchio è il motore della crescita. Con un orizzonte di 16 anni alla pensione, c'è tutto il tempo per lasciar lavorare il mercato azionario. Non senza oscillazioni, quelle ci saranno, e ce ne saranno di forti, ma con la consapevolezza che nel lungo termine il mercato azionario globale e' storicamente il più potente alleato di chi sa aspettare.

Nota importante: questi 200.000 euro non devono essere "toccati" per almeno 10-15 anni. Questo è l'accordo. Se Giovanni vende tutto al primo ribasso del 20%, il piano fallisce. Se resta disciplinato, l'interesse composto fa il lavoro pesante. Il piano funziona solo se lo si rispetta, che è la parte piu' difficile, e la ragione per cui esiste la consulenza.

Riepilogo del piano

Bucket

Importo

Orizzonte

Rischio

Rendimento atteso netto

1 — Sicurezza

80.000 €

0-3 anni

Molto basso

2-3%

2 — Medio termine

70.000 €

3-8 anni

Basso-medio

3-5%

3 — Crescita

200.000 €

10-16 anni

Medio-alto

6-8%

Totale

350.000 €




Ogni euro ha un lavoro. Ogni lavoro ha un orizzonte. Ogni orizzonte ha uno strumento adeguato. Non c'è nulla di magico. C'è un piano.

I risultati concreti: cosa è cambiato

Costi: da 4.800 euro a 500 euro all'anno

La riduzione dei costi è stata la prima vittoria tangibile. I fondi bancari al 2,4% annuo sono stati sostituiti con un portafoglio di ETF diversificato con un costo medio dello 0,25% annuo.


Prima (fondi bancari)

Dopo (portafoglio ETF)

Patrimonio investito

200.000 €

350.000 €

Costo annuo percentuale

2,40%

0,25%

Costo annuo in euro

4.800 €

875 €

Risparmio annuo


~4.300 € (a parita' di patrimonio precedente)

Su un orizzonte di 16 anni (fino alla pensione), quei 4.300 euro risparmiati ogni anno — reinvestiti — diventano, con un rendimento ipotetico del 6%, circa 115.000 euro aggiuntivi. Non è un numero a caso: è l'effetto del costo composto (o meglio, del risparmio composto). Ogni euro di commissioni non pagato continua a generare rendimento per gli anni successivi.

Detto in modo brutale: i fondi bancari non stavano semplicemente costando 4.800 euro l'anno a Giovanni. Gli stavano costando un pezzo significativo della pensione.

Copertura assicurativa: il rischio che nessuno gli aveva fatto notare

Giovanni ha sottoscritto una polizza vita temporanea caso morte (TCM) con un capitale assicurato di 500.000 euro e durata 16 anni (fino ai 65 anni del figlio minore che finirà l'università). Costo annuo: circa 600-700 euro.

Con 600 euro all'anno — meno di quanto spendeva in un solo mese di commissioni bancarie — la famiglia di Giovanni è protetta. Se gli succede qualcosa, il mutuo viene estinto, l'università dei figli è garantita e Chiara ha un cuscinetto per riorganizzare la vita.

Nessun promotore bancario gliel'aveva mai proposto. Non per cattiveria: perchè una TCM pura paga pochissime commissioni all'intermediario. Non c'è incentivo a proporre ciò che serve al cliente quando il modello di business è costruito per vendere ciò che paga il venditore.

Previdenza: il TFR che vale doppio

Dopo un'analisi fiscale e previdenziale, Giovanni ha iniziato il trasferimento del TFR (circa 40.000 euro) a un fondo pensione aperto, con un profilo di investimento coerente con il suo orizzonte temporale.

I vantaggi: deducibilità fiscale dei contributi volontari aggiuntivi, tassazione agevolata al momento dell'erogazione (dal 15% fino al 9%, contro l'aliquota IRPEF ordinaria sul TFR lasciato in azienda) e un rendimento atteso superiore alla rivalutazione legale del TFR.

Una scelta che non aveva mai valutato con nessuno, perchè nessuno gliel'aveva mai spiegata nel contesto della sua pianificazione complessiva.

Il punto vero: non serviva un genio, serviva un processo

Giovanni non aveva bisogno di un guru degli investimenti. Non aveva bisogno di un portafoglio miracoloso, di un algoritmo proprietario o di una previsione sui mercati del 2026.

Aveva bisogno di qualcuno che si sedesse con lui, mettesse ordine, facesse le domande giuste e costruisse un piano. Un piano basato sui suoi numeri, sui suoi obiettivi, sulla sua vita.

Questo è il lavoro che facciamo. Non è sexy, non è virale, non fa notizia. Ma è ciò che funziona.

La vera pianificazione finanziaria non è scegliere lo strumento giusto, ma abbinare gli strumenti giusti alle esigenze concrete di una persona e della sua famiglia. Per questo sostengo che i prodotti finanziari sono l'ultimo tassello, non il primo. E per questo la domanda "dove metto i miei soldi?" è sempre la domanda sbagliata con cui iniziare. (Per approfondire, leggi Cos'e' la pianificazione finanziaria)

Giovanni oggi ha un piano. Sa esattamente dove sono i suoi soldi, perchè sono lì e quando gli serviranno. Sa quanto paga (poco) e cosa riceve in cambio (un piano vero). E soprattutto, per la prima volta in vent'anni di lavoro e risparmio, ha la sensazione di avere il controllo.

Non è la sensazione di aver trovato l'investimento perfetto. È la sensazione, molto più solida, di sapere che i propri soldi stanno lavorando per la propria vita. E non per quella di qualcun altro.

FAQ

Quanto costa il percorso di pianificazione di Plannix?

Dipende dalla complessità della situazione e dal livello di personalizzazione richiesto. Le nostre soluzioni partono da 990 euro IVA inclusa per il percorso Smart (fai-da-te guidato) e arrivano alla consulenza Private personalizzata per patrimoni più importanti. I prezzi sono sempre espliciti e comunicati prima di iniziare — nessuna sorpresa, nessun costo nascosto. L'obiettivo è che il risparmio sui costi di investimento ripaghi ampiamente la parcella già nel primo anno. Nel caso di Giovanni, il solo risparmio sulle commissioni dei fondi bancari valeva oltre 4.000 euro l'anno.

Ho una situazione simile a quella di Giovanni: da dove comincio?

Il primo passo è sempre lo stesso: metti nero su bianco la tua situazione attuale. Quanto hai, dove lo hai, quanto ti costa, quali sono i tuoi obiettivi e quando ti serviranno i soldi. Se vuoi farlo con noi, il percorso inizia con una pre-consulenza conoscitiva in cui analizziamo insieme la tua situazione e capiamo se e come possiamo aiutarti. Se preferisci partire in autonomia, inizia dal tuo rendiconto MiFID: recuperalo, leggilo e scopri quanto stai pagando davvero. Nella nostra esperienza, quel singolo documento cambia la prospettiva di chiunque lo legga per la prima volta.

La bucket strategy funziona per tutti o solo per patrimoni alti?

La logica della bucket strategy — dividere il patrimonio in base agli orizzonti temporali — funziona per qualunque importo. Cambia la complessità e il numero di strumenti utilizzati, ma il principio è universale: i soldi che ti servono tra un anno non vanno nello stesso contenitore di quelli che ti servono tra quindici. Con 50.000 euro hai magari due secchi invece di tre. Con 500.000 euro puoi articolare di più. Ma il concetto di fondo è identico: ogni euro deve avere un lavoro, un orizzonte e uno strumento coerente.

Ma se i mercati crollano subito dopo aver investito?

Questa è la paura più comune, e la risposta sta nel piano stesso. Se il piano è costruito correttamente, il denaro che ti serve nel breve termine (Bucket 1) non è esposto al mercato azionario. Non importa se i mercati crollano del 30% domani: il tuo fondo emergenza e i soldi per l'università del primo figlio sono al sicuro. La parte investita in azionario (Bucket 3) ha un orizzonte di 10-16 anni: storicamente, non esiste un periodo di 15 anni in cui il mercato azionario globale diversificato abbia prodotto rendimenti negativi. I ribassi temporanei sono il prezzo del biglietto per i rendimenti di lungo termine. Chi ha un piano lo sa, e non vende nel panico. Chi non ha un piano, panica. Questa è l'intera differenza.

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