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May 23, 2024

Costi Nascosti nei Prodotti Finanziari Bancari

I prodotti finanziari offerti dalle banche sono spesso accompagnati da costi nascosti che possono ridurre significativamente i rendimenti dei tuoi investimenti. In questa guida, esploreremo i vari tipi di commissioni e costi associati ai prodotti finanziari bancari, e come questi possano influire negativamente sui tuoi guadagni. Scopriremo anche come identificare e minimizzare questi costi per proteggere il tuo capitale e massimizzare i rendimenti nel lungo termine. Ecco cosa troverai in questa guida:

  1. Costi dei prodotti finanziari: uccidono il rendimento

  2. Costi dei prodotti bancari: il conflitto di interesse del consulente

  3. Costi dei prodotti bancari: la mancanza di trasparenza

  4. Le tipologie di commissioni a cui fare attenzione

  5. ETF: l'alternativa più efficiente

  1. Il 1°problema dei costi dei prodotti finanziari: uccidono il rendimento

Tutti investiamo per ottenere un rendimento.

In poche parole, tutti desideriamo che 100.000 € investiti diventino 150.000 €, 300.000 €, 1.000.000 € nel corso degli anni.

Se non ci fosse questo desiderio, nessuno investirebbe sui mercati finanziari, dato che comportano anche dei rischi. 

Rischi che si possono decisamente gestire e ridurre, ad esempio usando una corretta diversificazione, o investendo per il lungo termine (10 anni e più), anziché per il breve termine. 

La bella notizia è che, storicamente, tutte le tipologie di investimento più note hanno offerto copiosi rendimenti: 

Rendimenti annualizzati per asset class

Si passa dal rendimento del 4,3% annualizzato di un mercato obbligazionario a un quasi 10% dell’azionario americano (S&P500).

Insomma, non ho problemi a sostenere che i mercati finanziari, e il capitalismo di fondo che li governa, siano una delle invenzioni più geniali dell’essere umano, nonché il sistema economico migliore possibile.

La brutta notizia, per te come risparmiatore, è che non è sempre facile ottenere TUTTI questi rendimenti, che i mercati sono disposti ad offrirti se avrai la pazienza di cavalcarli.

Esistono infatti 4 nemici che minacciano costantemente il tuoi rendimento:

  1. l’inflazione, il nemico numero 1 quando si parla dei tuoi soldi:

  2. la giostra di informazione inutile e confusionaria quando si tratta dei mercati finanziari;

  3. noi stessi, a causa della nostra emotività quando dobbiamo prendere scelte che coinvolgono i soldi;

  4. i costi dei prodotti bancari e finanziari.

Ora, ti basta conoscere la matematica di base per capire in che modo i costi dei prodotti bancari finanziari uccidono il rendimento.

Considera che, un mercato azionario adeguatamente diversificato e in un arco di tempo corretto, offre un rendimento medio dell’8% all’anno.

Se il prodotto di investimento azionario che ti è stato venduto (può essere un fondo comune d'investimento, una polizza assicurativa, una gestione patrimoniale) costa in media il 3% all’anno, il tuo rendimento sarà inevitabilmente più basso, molto più basso, rispetto all’8% offerto dal mercato. 

In buona sostanza, il tuo rendimento può andare anche a dimezzarsi per effetto dei costi dei prodotti finanziari. 

La differenza, in un piano di investimento di lungo termine, può diventare di centinaia di migliaia di euro. 

Certo, un 3% all’anno potrebbe non sembrare tanto: nell’esempio che stiamo seguendo, alla fine ti resta un 5% di rendimento, meglio di nulla no?

Non è così per 2 motivi:

  1. nel corso degli anni, la differenza tra quanto potresti ottenere senza questi costi, e quanto invece ottieni a causa loro, diventa mostruosa. 

Effetti dei costi sul rendimentoEffetto di costi al 2,50% sul rendimento
  1. Il rendimento medio di mercato, ovvero l’8% di media è, per l’appunto, una media con tutti i limiti del caso.

    Investire sui mercati non ha un rendimento fisso, come ad esempio un conto deposito, dove incassi il 2% all’anno in modo stabile.

    Ad una media dell’8% all’anno ci si arriva anche attraverso anni particolarmente negativi.

    Cosa significa questo?

    Che tu pagherai il 3% anche negli anni negativi sui mercati (e ci saranno).

    Ciò significa che, negli anni positivi, i costi sono come una zavorra per i tuoi rendimenti perché guadagni comunque poco.

    Negli anni negativi, i costi sono una trivella che ti fa sprofondare ancora di più, perché tu perdi ancora di più del mercato.

    Questo perché i rendimenti sono sempre incerti, mentre i costi sono certi.

    Con un prodotto finanziario che costa il 3% all’anno (e ce ne sono pure di peggio), tu hai l’unica certezza di pagare ogni anno il 3%.

    Che il fondo vada bene o che vada male, che i mercati vadano bene o che vadano male, dalle tue tasche esce sempre almeno quel 3%.

    L'impatto dei costi sul rendimento
  1. Il 2° problema dei costi dei prodotti bancari: il conflitto di interessi del consulente

Ora, da risparmiatore, c’è una sola situazione in cui potresti essere anche contento di pagare queste commissioni elevate solo per avere i soldi gestiti da qualcun altro: se questa gestione porta a dei rendimenti.

Statisticamente però i gestori dei fondi di investimento, e anche dei fondi pensione, delle polizze e delle gestioni patrimoniali, non riescono a battere il mercato, ovvero a guadagnare di più del rendimento che offre il mercato stesso.

Sai qual è la probabilità che un fondo comune a gestione attiva riesca a battere il proprio mercato di riferimento?

A 10 anni è circa il 5%. 

Un po’ meglio per l’Europa e l’Italia, ma le probabilità giocano comunque a sfavore del gestore.

A livello globale, invece, la percentuale di fondi che batte il benchmark è minuscola (2,15%). 

% di fondi attivi che battono il mercato

Questo significa che quando compri un prodotto paghi SEMPRE di più ed hai mediamente 95 possibilità su 100 di portarti a casa un rendimento più basso.

Prendendoti esattamente gli stessi rischi.

Ma allora perché questi prodotti sono così diffusi ed ampiamente consigliati anche dai consulenti bancari? 

Il perché è presto detto: il perenne conflitto di interessi che affligge il mondo finanziario tradizionale.

Banche e assicurazioni guadagnano una fetta di quei costi che ti vengono addebitati.

Secondo te, consiglieranno agli investitori un prodotto su cui non guadagnano praticamente nulla, nonostante sia magari più adatto alle tue esigenze, o un fondo comune su cui marginano al 2 - 3%? 

Perché limitarsi a guadagnare 250 € all’anno su un portafoglio di 100.000 €, quando ne possono guadagnare 3.000 € consigliando semplicemente un altro prodotto meno efficiente?

Ti è chiaro come, nella finanza tradizionale, la scelta del prodotto non parte dalle tue necessità e obiettivi, ma parte dalle esigenze di colui che ti sta vendendo il prodotto?

Ovvero raggiungere il budget, ottenere la promozione, incassare più provvigioni, ecc.

Insomma, ci troviamo di fronte a un conflitto di interessi ENORME.

  1. Il 3°problema dei costi dei prodotti bancari: la mancanza di trasparenza

Ora, mi preme dirti una cosa. 

I costi eccessivi non sono di per sé il problema.

Anche perché le banche non sono Onlus, ma aziende che vendono prodotti e servizi che devono essere remunerati.

Il problema però è quando i profitti derivanti dai costi vengono ottenuti mediante un sistema di addebito talmente opaco e poco trasparente che porta 7 clienti su 10 a non sapere come viene retribuito il proprio consulente finanziario.

Questa è infatti la realtà di chi investe in Banca che emerge dal Report Consob sulle “Scelte di investimento delle famiglie italiane” del 2023. 

Secondo te, può essere considerato trasparente ed efficiente un sistema di "consulenza finanziaria" dove le persone non sanno proprio di pagare un costo per il servizio offerto, o pensano che sia gratis? 

Per me no. 

Se questo non è un gigantesco problema per i risparmiatori italiani, non so davvero cosa possa esserlo.

Riguardo a questo, la Consob ogni anno, richiede l'invio obbligatorio entro il 30 aprile della rendicontazione sui costi dei tuoi investimenti in banca (Mifid 2), che deve avere una forma "corretta, chiara e non fuorviante".

  1. Devi necessariamente aver ricevuto questo rendiconto, obbligatorio per legge. Se non l'hai ricevuto, chiama in banca o il consulente e richiedilo immediatamente.

  2. L'hai ricevuto ma è scritto in una lingua incomprensibile? Idem, chiama in banca.

  3. Sei riuscito ad individuare in modo chiaro i costi? Bene. a quanto ammontano, in percentuale e in euro? Ritieni siano costi giustificati?

Dopo aver scoperto di pagare migliaia di euro all’anno senza che nessuno te l'abbia mai spiegato, sono sicuro che vedrai tutto con un occhio diverso.

Senza aspettare il 30 di aprile di ogni anno con la nostra piattaforma di consulenza finanziaria indpendente Plannix risolvi immediatamente questo problema. 

Basta inserire ISIN e quantità dei prodotti che ti hanno venduto in banca e in un attimo puoi avere sott'occhio quanto spendi esattamente e quali sono i prodotti finanziari più costosi (e quindi probabilmente inefficienti).

Analisi costi in PlannixFondi costosi rilevanti in Plannix
  1. Guida ai costi dei prodotti finanziari: le tipologie di commissioni a cui fare attenzione

Ora che abbiamo analizzato tutte le sfumature e le implicazioni relative ai costi bancari, approfondiremo quali sono le tipologie di costi, ovvero le commissioni, a cui devi fare attenzione quando investi. 

Commissioni di entrata e commissioni di uscita

Possono avere nomi diversi, come “spese di sottoscrizione”, “spese di rimborso”, “costi di uscita”, ma la sostanza non cambia.

Questi costi sono quelli che paghi quando decidi di comprare e/o di vendere uno dei prodotti finanziari.

Facciamo finta che vuoi investire 100.000 €.

Se nel fondo sono incluse commissioni di entrata al 2%, significa che 2.000 € verranno immediatamente sottratti dal tuo capitale iniziale, investendo così non più 100.000 ma 98.000 €.

Commissioni di gestione o correnti

Questi costi sono estremamente importanti perché sono ricorrenti. 

A prescindere dall’andamento del mercato, che sia positivo o negativo, pagherai comunque le commissioni di gestione.

Un 1/2/3% (a seconda del costo del singolo prodotto) che viene sottratto silenziosamente e in maniera poco trasparente dal controvalore del tuo investimento e che passa nelle tasche di chi ha creato il prodotto (il gestore del prodotto) e di chi l’ha distribuito (la banca).

Un travaso di ricchezza senza rischi per chi ti ha venduto il prodotto finanziario - perché incasserà le sue commissioni a prescindere - mentre pieno di rischi per te.

Qui sotto un esempio di commissioni di gestione, che, come puoi vedere, possono anche andare ben oltre il 5% all’anno:

Esempio di costi di un fondo

Investire 100.000 € a un costo annuo del 5% significa pagare 5.000 € di commissioni all’anno, ogni anno.

Investire 500.000 € a un costo annuo del 3% significa pagare 15.000 € di commissioni all’anno, ogni anno.

Come ti sentiresti a staccare un assegno, o dover disporre un bonifico di 15.000 € all’anno, per il semplice servizio di “gestione” del denaro? 

15.000 €, ogni anno, indipendentemente dal risultato economico di questa “gestione”.

Risultato che, lo ribadisco, non è garantito da nessuna parte.

Ciò che è garantito, sicuro e costante, è invece il pagamento delle tue commissioni di gestione di 15.000 € all’anno.

Possiamo fare un altro esempio.

Immagina di investire 100.000 € in un fondo che ha costi di gestione annua del 3%. Ossia costa il 3% del valore del tuo investimento ogni anno, tutti gli anni. 

Quando senti dire “3%”, la tua prima reazione probabilmente è: “Alla fine non è tanto…”.

Ma su 100.000 €, il 3% annuo sono 3.000 € che spendi solo per il privilegio di poter investire in un prodotto finanziario dal rendimento incerto.

Diventano 15.000 €, se l’investimento lo tieni per 5 anni.

30.000 € “regalati” alla banca, se lo tieni in pancia per 10 anni.

Già così fa tutto un altro effetto, vero?

Più passa il tempo e più questi costi si ammassano

Ma a quanto ammontano nel tempo questi costi?

Possibile rendimento di 100.000 euro investiti in 25 anniQuanto le commissioni incidono negativamente sul rendimento

Guarda l’esempio nei due grafici qui sopra.

Un investimento iniziale di 100.000 €, con costi di gestione al 3%, un rendimento previsto del 7% e un ulteriore investimento mensile di 1.000 €.

  • Ottenendo esattamente il rendimento del mercato, dopo 25 anni. ti troveresti quasi 1,4 milioni di euro nel tuo portafoglio di investimenti. 


  • Con i costi al 3% invece, finiresti con poco meno di 800 mila euro.

Una differenza enorme!

I costi si sono mangiati il 50% del potenziale guadagno dei tuoi investimenti.

Per questa ragione una delle regole fondamentali degli investimenti è fare TANTA attenzione a questi costi. 

Ma quanto dovrebbero ammontare per essere ritenuti accettabili?

Per darti un numero che puoi usare come riferimento, diciamo che qualsiasi contenitore di strumenti finanziari (come le azioni e le obbligazioni) che costi più dello 0,8% deve essere analizzato con estrema attenzione.

Costi di performance 

Questi costi sono legati al rendimento del prodotto e sono tra i più subdoli che puoi trovare.

Se il rendimento del prodotto in cui hai investito è più alto rispetto a quello dell’indice di riferimento, il gestore si intasca una fetta dei guadagni extra. 

Facciamo un esempio pratico.

Performance annua Indice FTSE MIB (l’indice italiano): +10%.

Performance annua del fondo scelto: +15%.

Extra rendimento: 5%.

Commissione di performance: 25% su extra rendimento.

Significa che, un investimento di 100.000 €, dopo un anno, dovrebbe arrivare a 115.000 €, ma sui 5.000 € di rendimento extra si applicano le commissioni di performance del 25%, e quindi 1.250 €.

Il risultato finale, quindi, è passato da 115.000 a 113.750 €.

Ovviamente non esiste mica una commissione di sottoperformance che ti permetta di pagare meno quando il prodotto che hai comprato fa peggio rispetto all’indice di riferimento!

Capisci bene che l’incentivo per un gestore di un prodotto che prevede commissioni di performance sia quello di assumersi molti rischi (e di farti assumere molti rischi perché alla fine quelli sono i tuoi soldi) perché questi rischi e potenziali rendimenti sono molto ben remunerati. 

Se le cose non dovessero andare come sperato, alla peggio il gestore incasserebbe comunque la commissione di gestione. 

  1. ETF: l’alternativa più efficiente 

Hai mai sentito parlare degli ETF?

Se la risposta è no, devi sapere che gli ETF sono dei fondi di investimento a gestione passiva, o indicizzata. 

Questo significa che, anziché dover pagare il 2% o il 3% all’anno per un team di esperti che compra e vende strumenti finanziari per te, l’ETF replica semplicemente il rendimento dell’indice che è stato scelto a un costo dalle 10 alle 20 volte inferiore rispetto a quello dei fondi comuni di pari categoria. 

Ti faccio un esempio molto semplice per farti capire meglio.

Supponi di voler investire sul mercato azionario americano, storicamente il più redditizio, e di non avere idea di cosa fare.

Anziché spendere ore cercando di capire quali sono le azioni migliori per conto tuo, o quali sono i fondi comuni con i gestori più bravi, decidi di comprarti direttamente un ETF azionario che replica l’andamento dello S&P500 (l’indice di riferimento della Borsa americana).

In questo modo hai certamente risparmiato un sacco di  tempo, ma, come ti ho detto prima, hai anche risparmiato un bel po’ di soldi, grazie ai costi più bassi rispetto ai fondi comuni a gestione attiva. 

Vediamolo con numeri reali. 

Immagina di avere un investimento iniziale di 100.000 € e di investire 1.000 € al mese, in due tipi di prodotti finanziari che offrono un rendimento al lordo dei costi del 7% con un orizzonte temporale di 25 anni. 

Commissioni EYF vs Fondi a gestione attiva

Il primo è un ETF, che costa lo 0,25% all’anno, il secondo è un fondo a gestione attiva che costa il 2%. 

Il valore finale del capitale dopo 25 anni è lo stesso, circa 1.300.000 €, ma nelle tasche di chi è andato a finire questo denaro? 

Nel caso dell’ETF, circa 63.000 € sono andati alla società di gestione dell’ETF che costa lo 0,25% e 1.260.000 € è il valore finale dell’investimento che ti rimane in tasca. 

Nel caso del fondo, invece, 420.000 € vanno alla società di gestione (cioè il 32% del totale) e a te rimangono 900.000 €. 

Chi ha investito in un ETF è riuscito a guadagnare 356.000 € in più.

Una “magia” dovuta ai costi più bassi e alla capitalizzazione composta che ha reso il vantaggio dell’ETF rispetto al fondo sempre più grande.

Voglio fare una precisazione molto importante.

Non voglio assolutamente che passi il concetto che sia sufficiente comprare qualunque cosa che abbia appiccicato il nome "ETF" addosso, perché ovviamente non basta per mettere in pratica un buon piano finanziario.

“Comprare ETF” non vuol dire niente in sé. 

I prodotti finanziari e i portafogli di investimento (che altro non sono che insiemi di prodotti) sono SOLO STRUMENTI da abbinare ai vari obiettivi di investimento. 

Un mezzo per raggiungere qualcosa. 

Partire dalla fine, ossia dai prodotti finanziari e dai portafogli, è un errore enorme (e molto comune).

Sempre più spesso sento dire da risparmiatori e investitori: “Ho investito in ETF e quindi sono a posto per sempre” oppure “Sto facendo un piano di accumulo in ETF, va bene così”

Queste sono frasi senza senso che denotano anche una totale ignoranza di che cosa significhi investire correttamente i propri soldi. 

Quello di cui hai bisogno, e di cui hanno bisogno tutti gli investitori, invece, è di un piano finanziario personale.

Un piano che ti aiuti a proteggere i tuoi soldi, ma anche ad accrescerli attraverso un portafoglio di investimenti adeguato a quelli che sono i tuoi obiettivi di investimento.

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Vuoi approfondire quali sono gli altri 3 grandi nemici, oltre ai costi dei prodotti, che ti portano a perdere costantemente soldi? Ne ho parlato in questo webinar, fornendo anche una soluzione per contrastarli (ti consiglio caldamente di guardarlo, perché conoscere chi sono i nemici dei tuoi soldi, ti aiuterà a prendere buone decisioni finanziarie fin da subito).

Clicca qui per iscriverti al webinar.

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