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L'immobiliare in Italia: miti, numeri e perché non è (sempre) un buon investimento

"Il mattone non tradisce mai"

Se esiste un dogma religioso nella finanza personale italiana, non è scritto in nessun testo sacro. È più forte di qualsiasi enciclica papale, più diffuso di qualsiasi proverbio della nonna, più resistente ai fatti di qualsiasi teoria del complotto.

"Il mattone non tradisce mai."

Lo dice il nonno a Natale. Lo dice il collega in pausa pranzo. Lo dice lo zio che ha "fatto i soldi" comprando un bilocale a Milano nel 1985 (spoiler: ha fatto i soldi perché l'ha comprato nel 1985, non perché era un genio degli investimenti). Lo dicono i programmi televisivi sulla ristrutturazione delle case, dove tutto sembra facile, redditizio e privo di sorprese.

E il risultato è questo: quasi il 60% della ricchezza degli italiani è immobilizzata in mattoni. Prima casa, seconda casa, locali commerciali, terreni. Un dato impressionante, che ci piazza ai vertici mondiali per concentrazione patrimoniale su un singolo asset.

Per dare una proporzione: in un patrimonio medio familiare, per ogni euro investito in strumenti finanziari diversificati, ce ne sono quasi tre piantati nel cemento. Come se un nutrizionista scoprisse che il suo paziente mangia pasta a colazione, pranzo e cena, e pensasse di essere equilibrato perché alterna penne, spaghetti e fusilli.

Ma quanti di quei mattoni stanno davvero "lavorando"? Quanti producono reddito? Secondo l'ISTAT, solo l'11% del patrimonio immobiliare italiano è a reddito, il resto è fermo, occupato dal proprietario o, peggio, vuoto.

Un immobile vale zero finché non viene venduto. Vale zero fino al momento prima che un acquirente ci stia facendo il bonifico. E vale esattamente il prezzo che quell'acquirente è disposto a pagare. Non un centesimo di più. Ma provate a dirlo al pranzo di Natale.

Il problema: un mito che costa caro

"Il mattone non tradisce mai"… eppure tradisce eccome

Al nonno che dice che il mattone non tradisce mai, puoi volergli bene perché è tuo nonno. Però non è che devi credergli più di tanto. Perché non è vero.

Il mito dell'investimento immobiliare si regge su tre pilastri fragili:

1. "Il valore sale sempre"
I prezzi delle case in Italia sono scesi di oltre il 20% dai picchi del 2008 in termini reali, cioè al netto dell'inflazione. In molte aree periferiche e nel Sud Italia, il calo ha superato il 30-40%. Chi ha comprato nel 2007-2008 e ha dovuto vendere negli anni successivi lo sa fin troppo bene.

2. "È un investimento sicuro perché è concreto"
La concretezza fisica di un immobile non ha nulla a che vedere con la sicurezza finanziaria dell'investimento. Un'azione quotata la puoi vendere in 3 secondi al prezzo di mercato. Un immobile può richiedere mesi o anni per trovare un acquirente, e nel frattempo continui a pagare tasse, manutenzione e condominio su qualcosa che non produce nulla.

3. "Non pago nulla per tenerlo"
Questa è forse la bugia più grande. Vediamo i costi che nessuno somma mai.

I costi nascosti dell'immobiliare (che nessuno conta)

Quando qualcuno dice "ho guadagnato il 30% sulla casa", nella stragrande maggioranza dei casi sta facendo un calcolo che farebbe inorridire un ragioniere del primo anno. Perché non sta contando:

  • Costi di acquisto: notaio (2-3% del prezzo), agenzia (3-4%), imposte di registro o IVA (dal 2% al 9% a seconda dei casi)

  • Costi annuali: IMU (0,5-1% del valore catastale), manutenzione ordinaria e straordinaria (1-2% del valore annuo), spese condominiali (variabili ma mai zero), assicurazione

  • Costi di vendita: agenzia (3%), plusvalenza (26% se entro 5 anni), certificazioni energetiche, eventuali lavori per rendere vendibile

  • Costi di sfitto: ogni mese senza inquilino è un mese di costi senza ricavi, e in Italia i tempi medi di rilocazione non sono brevi, senza contare il rischio morosità

E poi c'è il costo invisibile più grande di tutti: il costo opportunità. Quei 200.000 euro immobilizzati in un bilocale che rende il 2% netto avrebbero potuto lavorare diversamente. Ma su questo ci arriviamo tra poco.

C'è un ultimo problema, forse il più sottovalutato: la concentrazione del rischio. Un immobile è un singolo asset, in una singola via, di una singola città, di un singolo Paese. Il contrario esatto della diversificazione, che è il principio fondamentale di qualsiasi strategia di investimento sensata.

La sostanza: rendimenti reali, confronti e numeri

I prezzi delle case in Italia: cosa dicono i numeri

Secondo i dati ISTAT e dell'Osservatorio del Mercato Immobiliare (OMI) dell'Agenzia delle Entrate, i prezzi residenziali italiani hanno avuto un andamento tutt'altro che trionfale negli ultimi 15 anni:

Periodo

Variazione prezzi nominali (media Italia)

Variazione reale (al netto inflazione)

2008-2015

-20% circa

-30% circa

2015-2020

-5% circa

-10% circa

2020-2025

+5/8% (grandi città)

circa 0% (inflazione 2021-2023 alta)

2008-2025 complessivo

-15/-20% nominale

-25/-35% reale

Attenzione: questi sono dati medi nazionali. Milano, Roma centro e poche altre zone hanno tenuto o recuperato. Ma la stragrande maggioranza del territorio italiano (province, periferie, piccoli comuni) ha subito cali molto più profondi. E qui viene il punto chiave: il tuo immobile non è "la media italiana". È un singolo appartamento, in una singola posizione. Può aver perso il 50% come può aver guadagnato il 20%. Ma la probabilità, su base statistica, non gioca a tuo favore.

Per confronto, l'indice MSCI World (che rappresenta il mercato azionario dei Paesi sviluppati) ha reso mediamente l'8-10% annuo nominale nello stesso periodo. Chi avesse investito 200.000 euro in un ETF MSCI World nel 2008 (il peggior momento possibile per investire) avrebbe oggi un capitale di oltre 600.000 euro. Lo stesso importo in un immobile medio italiano varrebbe circa 150.000-170.000 euro.

Il rendimento da affitto: lordo vs netto

"Sì, ma io lo affitto e prendo il 5%." Vediamo.

Il rendimento lordo da locazione in Italia varia tipicamente tra il 4% e il 6%, a seconda della zona. Ma il rendimento netto è un'altra storia:

Voce

Incidenza

Rendimento lordo da affitto

5,0%

- Cedolare secca 21%

-1,05%

- IMU (media)

-0,7%

- Manutenzione ordinaria e straordinaria

-0,5%

- Spese condominiali non ribaltabili

-0,3%

- Assicurazione

-0,1%

- Sfitto medio (1 mese ogni 2 anni)

-0,2%

= Rendimento netto effettivo

~2,15%

Dal 5% lordo al 2,15% netto. E stiamo ipotizzando uno scenario favorevole: inquilino regolare, nessuna morosità, nessuna ristrutturazione straordinaria, nessun contenzioso legale (che poi è lo stesso profilo di chi compra una macchina usata e assume che non si romperà mai nulla).

Se poi aggiungiamo un tasso di inflazione del 2%, il rendimento reale netto dell'investimento immobiliare a reddito si avvicina allo 0,15%. Non è un errore di battitura.

Il confronto che fa male: 200.000 euro in immobile vs portafoglio diversificato

Facciamo un esercizio concreto con 200.000 euro e un orizzonte di 20 anni:

Voce

Immobile a reddito

Portafoglio diversificato (60% azioni / 40% obbligazioni)

Capitale iniziale

200.000€

200.000€

Costi di ingresso

~18.000€ (notaio, agenzia, imposte)

~0€ (ETF su broker online)

Capitale effettivamente investito

182.000€

200.000€

Rendimento netto annuo stimato

~2,15% (affitto netto)

~5,0% (media storica reale netta, portafoglio bilanciato)

Rivalutazione del capitale (20 anni)

+0/+10% (stima ottimistica)

Inclusa nel rendimento

Valore dopo 20 anni

~230.000-260.000€

~530.000€

Liquidità

Mesi per vendere

Giorni

Diversificazione

1 immobile, 1 città, 1 Paese

Migliaia di titoli, decine di Paesi

Imprevisti

Ristrutturazione, morosità, sfitto

Volatilità (ma diversificata)

La differenza è di oltre 270.000 euro in 20 anni. Non è un'opinione: è matematica finanziaria elementare, applicata con numeri conservativi.

Qualcuno dirà: "Ma io sto nell'immobile, quindi non pago l'affitto." Vero, e per la prima casa il discorso è completamente diverso (ci arriviamo tra poco). Ma se parliamo di investimento, cioè di far crescere il patrimonio, i numeri parlano chiaro.

Il vero costo del mattone: il costo opportunità

Robert Shiller, premio Nobel per l'Economia nel 2013, ha studiato i prezzi delle case americane dal 1890 al 2012 e ha scoperto che, al netto dell'inflazione, il rendimento reale medio delle case è stato circa lo 0,6% annuo. Meno dell'1%.

Il motivo è semplice: una casa è un bene di consumo che si deprezza (il tetto perde, gli impianti invecchiano, le normative cambiano) e il cui prezzo segue, nel lungo termine, l'inflazione e la demografia locale. Non è una macchina da rendimento, è un tetto sulla testa.

L'investimento immobiliare può funzionare? Certo. Ma funziona quando è trattato come un business, non come un dogma. Servono competenze specifiche, tempo, gestione attiva, e la consapevolezza che non è "mettere i soldi e dimenticarsi". Chi guadagna seriamente con gli immobili lo fa per professione, non per tradizione familiare.

Quando l'immobiliare ha senso (davvero)

Non sono contrario all'immobiliare in modo ideologico. Sono contrario alla narrazione che sia sempre e comunque un buon investimento (che è un po' come sostenere che la pasta sia sempre il piatto migliore, buona spesso, ma non a colazione e non come unico alimento).

L'immobiliare ha senso in queste situazioni:

  1. Prima casa come scelta di vita — Comprare la casa in cui vivi non è un investimento, è una scelta di vita. Ed è lecita e comprensibile. Ma non confonderla con un'operazione finanziaria: il rendimento della tua prima casa è il comfort di vivere dove vuoi, non un ritorno economico

  2. Diversificazione limitata in un patrimonio ampio — In un patrimonio sopra i 500.000-1.000.000 euro, avere una quota del 10-20% in immobiliare può avere senso come diversificazione. Non il 60%

  3. Investimento professionale — Chi compra, ristruttura e rivende (o affitta) come attività professionale, con competenze specifiche e margini calcolati. Ma questo è fare impresa, non "investire nel mattone"

  4. REITs ed ETF immobiliari — Vuoi esposizione al settore immobiliare senza comprare fisicamente un appartamento? Esistono ETF che investono in società immobiliari quotate (REITs) di tutto il mondo. Costi bassissimi, diversificazione globale, liquidità immediata. Il modo più efficiente per avere immobiliare in portafoglio

E quindi, concretamente, che si fa?

1. Non confondere la casa con un investimento
La prima casa è una necessità, una scelta di vita, un luogo dove vivere. Non è un asset finanziario che "cresce sempre". Se la compri, comprala per viverci bene, non per "investire". E non contare il suo valore quando calcoli i tuoi investimenti.

2. Conta TUTTI i costi, nessuno escluso
Prima di dire "ho guadagnato con la casa", metti in fila: prezzo d'acquisto, notaio, agenzia, imposte, IMU pagata per ogni anno, manutenzioni ordinarie e straordinarie, condominio, assicurazione, costi di vendita. Poi confronta con quello che avresti ottenuto investendo la stessa cifra in un portafoglio diversificato. I conti, quasi sempre, non tornano come pensavi.

3. Confronta sempre con le alternative
Ogni euro messo in un immobile è un euro che non sta lavorando altrove. Il costo opportunità è il costo più grande dell'investimento immobiliare, e nessuno lo conta mai. Un portafoglio diversificato con una corretta asset allocation ha storicamente prodotto rendimenti superiori, con maggiore liquidità e minore concentrazione del rischio.

4. Se vuoi esposizione immobiliare, considera i REITs
Un ETF su REITs globali ti dà esposizione a migliaia di immobili commerciali, residenziali e industriali in tutto il mondo, con un investimento minimo, costi dello 0,2-0,4% annuo, e la possibilità di vendere in qualsiasi momento. Senza notai, senza agenzie, senza inquilini morosi, senza IMU.

5. Diversifica, anche geograficamente
L'home bias italiano non si manifesta solo nell'acquisto di BTP e azioni italiane: il mattone è la sua espressione più estrema. Un immobile in Italia è una scommessa concentrata su una singola economia, una singola demografia, un singolo sistema fiscale. Il contrario di quello che una corretta diversificazione richiederebbe.

Il mattone non tradisce? A volte, purtroppo, sì

L'ossessione italiana per il mattone ha radici comprensibili: generazioni cresciute con l'inflazione degli anni '70 e '80, quando l'immobiliare era effettivamente una protezione. Ma il mondo è cambiato. La demografia italiana è cambiata. I mercati finanziari sono cambiati. E i costi di possedere un immobile sono cambiati.

Investire in immobili non è sempre una buona scelta. Non è nemmeno sempre una cattiva scelta. È una scelta che va fatta con lo stesso rigore, la stessa analisi e la stessa freddezza con cui si valuta qualsiasi altro investimento. Con i numeri davanti. Con tutti i costi sul tavolo. E con la consapevolezza che i propri soldi meritano un'analisi più approfondita di un proverbio sentito a tavola.

Come scrisse Robert Shiller: "L'idea che i prezzi delle case salgano sempre è la più pericolosa credenza popolare nella storia della finanza moderna."

Se vuoi capire come costruire un portafoglio davvero diversificato, puoi iniziare dal nostro corso gratuito: troverai le basi per iniziare a investire con un approccio più consapevole e strutturato.

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FAQ

Comprare casa conviene?
Se parliamo di prima casa in cui vivere, la decisione non è puramente finanziaria: coinvolge qualità della vita, stabilità familiare, preferenze personali. Può avere senso — ma non è un investimento, è una scelta di vita. Se parliamo di seconda casa "per investimento", i numeri dicono che nella maggioranza dei casi un portafoglio diversificato avrebbe reso di più, con meno rischi e meno grattacapi. Il rendimento netto da affitto (2-3% dopo tasse e costi) è inferiore al rendimento storico di un portafoglio bilanciato (5-6% netto reale nel lungo termine).

Meglio affitto o mutuo?
Non esiste una risposta universale. Dipende dalla città, dal rapporto prezzo/affitto della zona, dalla durata prevista di permanenza, dal tasso del mutuo e dalla propria situazione patrimoniale. In molte grandi città italiane, il rapporto prezzo/affitto rende l'acquisto poco conveniente per chi non è certo di restare almeno 10-15 anni. Un principio utile: la rata del mutuo non dovrebbe superare il 30% del reddito netto familiare, e l'anticipo non dovrebbe prosciugare il fondo emergenza.

Come investire in immobiliare senza comprare casa?
Attraverso ETF su REITs (Real Estate Investment Trusts), che investono in società immobiliari quotate a livello globale. Offrono esposizione al settore immobiliare con diversificazione internazionale, liquidità immediata, costi bassissimi (TER 0,2-0,4%) e nessuna delle complessità della gestione diretta. Sono la via più efficiente per avere immobiliare nel portafoglio senza comprare fisicamente un appartamento.

L'immobiliare è un bene rifugio?
In senso stretto, no. Un bene rifugio dovrebbe essere liquido (l'immobile non lo è), diversificato (un singolo immobile non lo è), e a bassa correlazione con l'economia locale (l'immobile italiano è correlato all'economia italiana). In Italia, i prezzi reali delle case sono scesi del 25-35% dal 2008. Un bene rifugio che perde un terzo del suo valore in 15 anni non merita questa definizione. L'immobiliare offre una percezione di sicurezza — perché lo vedi, lo tocchi — ma la percezione e la realtà finanziaria sono spesso due cose molto diverse.

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