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Personal finance

Successione e patrimonio: quello che devi sapere per non lasciare confusione

In questo momento, mentre leggi queste righe, è in corso il più grande trasferimento di ricchezza generazionale della storia italiana.

Non è un modo di dire. Secondo i dati Banca d'Italia, la ricchezza netta delle famiglie italiane supera i 10.000 miliardi di euro. E la generazione che ne detiene la fetta più consistente ( i baby boomer nati tra il 1946 e il 1964) sta progressivamente passando il testimone ai figli e ai nipoti. Gen X e Millennials che, nella maggior parte dei casi, non hanno la più pallida idea di come funzioni una successione.

Il motivo? In Italia parlare di successione equivale a parlare di morte. E parlare di morte, come è noto, è un tabu culturale che nessuno ha voglia di affrontare a cena. "Ne parliamo dopo" è la frase più pericolosa della pianificazione patrimoniale italiana, perché quel "dopo" arriva sempre, e quasi sempre nel momento peggiore.

Il risultato é un Paese dove il 70% delle famiglie non ha un testamento, dove le quote legittime sono un mistero per la quasi totalita dei cittadini, e dove patrimoni costruiti in una vita intera vengono smembrati, bloccati o tassati piu del necessario per pura mancanza di organizzazione.

Pianificare la successione non è morboso, anzi, è uno degli atti più concreti di responsabilità e di amore verso chi rimane. Vediamo come funziona davvero, con i numeri alla mano.

Perché gli italiani non pianificano la successione

Ci sono tre motivi per cui la successione è il grande rimorso della finanza personale italiana. E nessuno dei tre regge, se ci si pensa per più di trenta secondi.

1. Il tabù della morte. Parlare di successione significa ammettere che un giorno non ci saremo più. E questo, in una cultura dove il "vivi alla giornata" è una filosofia esistenziale e non solo un modo di dire, genera un blocco emotivo potentissimo. Il paradosso è che le stesse persone che si assicurano l'auto, la casa e il motorino (giustamente), si rifiutano di dedicare mezza giornata a capire cosa succederà al proprio patrimonio quando non ci saranno più. Come se ignorare un problema lo facesse sparire.

2. "Tanto in Italia le tasse di successione sono basse." Vero, come vedremo tra poco. Ma "basse" non significa "zero". E soprattutto: il costo della mancata pianificazione non si misura solo in tasse. Si misura in patrimoni bloccati per anni nelle aule dei tribunali, in famiglie distrutte dalle liti ereditarie, in immobili non vendibili perché cointestati a cinque eredi che non si mettono d'accordo. Chiedete a chiunque abbia ereditato un appartamento con tre fratelli che hanno tre idee diverse su cosa farne (spoiler: finisce sempre male).

3. L'ignoranza sulle regole. La maggior parte degli italiani non sa cosa siano le quote legittime. Non sa che in Italia non puoi lasciare tutto a un solo figlio, anche se lo vuoi. Non sa che morire senza testamento non significa "va tutto al coniuge". Non sa che una polizza vita ha implicazioni successorie specifiche. Questa ignoranza non è colpa loro, è colpa di un sistema che non educa alla pianificazione finanziaria e di un settore finanziario che vende prodotti anzichè costruire processi. Ma l'ignoranza, come l'inflazione, non smette di fare danni solo perché la ignori.

Il risultato combinato di questi tre fattori è un disastro prevedibile e completamente evitabile. Famiglie spaccate, patrimoni erosi, tasse pagate che si potevano ridurre o eliminare. Tutto perché "ne parliamo dopo".

Come funziona davvero la successione in Italia

Le tasse di successione: basse, ma per quanto?

L'Italia ha uno dei regimi fiscali sulla successione più favorevoli d'Europa. Questo è un dato oggettivo, non un'opinione. Le aliquote e le franchigie sono le seguenti:

Grado di parentela

Aliquota

Franchigia

Coniuge e figli (parenti in linea retta)

4%

1.000.000 euro per erede

Fratelli e sorelle

6%

100.000 euro per erede

Altri parenti fino al 4° grado

6%

Nessuna franchigia

Tutti gli altri soggetti

8%

Nessuna franchigia

Cosa significa in pratica? Se un genitore lascia 800.000 euro a un figlio, il figlio paga zero tasse di successione. Sotto il milione di euro, per coniugi e figli, non si paga nulla. Sopra il milione, si paga il 4% solo sulla parte eccedente: un'eredità da 1.500.000 euro a un figlio genera un'imposta di 20.000 euro (il 4% sui 500.000 euro oltre la franchigia). In Francia, per lo stesso importo, si pagherebbero circa 200.000 euro. In Germania, circa 150.000 euro.

Ma c'è un "ma" grosso come una casa (letteralmente). Queste aliquote sono in vigore dal 2006 e sono tra le più basse del continente. E ciclicamente, ogni volta che il governo cerca risorse, rispunta il dibattito sulla riforma delle tasse di successione. Nel 2021 l'allora presidente del Consiglio Draghi bocciò una proposta di patrimoniale sulle eredità, ma il tema non è affatto chiuso.

Il punto è semplice: le tasse di successione italiane sono basse oggi. Nessuno garantisce che lo saranno domani. Chi pianifica per tempo opera sotto un regime favorevole. Chi rimanda, rischia di farlo sotto un regime diverso.

Le quote legittime: perché non puoi lasciare tutto a chi vuoi

Qui arriva la parte che sorprende quasi tutti. In Italia esiste un principio di legge inderogabile: una parte del patrimonio del defunto, chiamata quota legittima o riserva, deve andare obbligatoriamente a determinati eredi (i cosiddetti "legittimari": coniuge, figli e, in assenza di figli, i genitori).

Non puoi disporre liberamente di tutto il tuo patrimonio. Puoi farlo solo sulla cosiddetta quota disponibile, cioè la parte che avanza dopo aver soddisfatto le quote legittime.

Ecco come si dividono le quote, a seconda della struttura familiare:

Struttura familiare

Quota riservata al coniuge

Quota riservata ai figli

Quota disponibile

Solo coniuge, no figli

1/2

1/2

Solo 1 figlio, no coniuge

1/2

1/2

Solo 2+ figli, no coniuge

2/3 (divisi in parti uguali)

1/3

Coniuge + 1 figlio

1/3

1/3

1/3

Coniuge + 2 o piu figli

1/4

1/2 (divisi in parti uguali)

1/4

No coniuge, no figli (genitori vivi)

— (1/3 ai genitori)

2/3

Esempio concreto: hai un patrimonio di 600.000 euro, sei sposato con due figli. Puoi disporre liberamente solo di 150.000 euro (1/4). Gli altri 450.000 sono vincolati: 150.000 al coniuge e 300.000 divisi tra i figli in parti uguali.

Se fai un testamento che viola queste quote, per esempio, lasci tutto alla badante o a un solo figlio, il testamento non è automaticamente nullo (attenzione: questo è un errore comune). Ma gli eredi legittimari possono impugnarlo con un'azione di riduzione, e il giudice rimettera le cose a posto. Con buona pace delle intenzioni del defunto e con anni di cause legali (e relative spese) a carico di tutti.

Gli errori più comuni: quelli che costano caro

Morire senza testamento (successione legittima). Quando non c'è un testamento, si applica la successione legittima: il patrimonio va diviso secondo le regole del codice civile. Non è la catastrofe, le regole sono ragionevoli, ma significa che non hai voce in capitolo. La tua volontà, qualunque fosse, non conta nulla. E nelle situazioni familiari complesse (famiglie allargate, convivenze, figli di relazioni diverse), la successione legittima produce spesso risultati che nessuno dei coinvolti avrebbe desiderato.

La casa cointestata nel modo sbagliato. Un classico italiano. Marito e moglie comprano casa cointestata al 50%. Muore il marito: la moglie non eredita automaticamente tutta la casa. Eredita il suo 50% più una quota del 50% del marito (da dividere con i figli). Se ci sono due figli, il coniuge superstite si ritrova proprietario dei 2/3 della casa, ma i figli posseggono 1/3. Risultato: per vendere quell'immobile servirà il consenso di tutti. E se un figlio non vuole vendere (o vuole un prezzo diverso), si apre un contenzioso. Ho visto famiglie restare bloccate per anni su situazioni cosi.

Le polizze vita usate come strumento successorio (senza capirle davvero). Le polizze vita hanno una caratteristica che le rende attraenti nella pianificazione successoria: il capitale assicurato è fuori dall'asse ereditario e viene liquidato direttamente al beneficiario designato, senza passare dalla successione. Inoltre, il capitale vita è esente da imposta di successione (art. 12, comma 2, D.Lgs. 346/1990).

Ma attenzione: questo non significa che siano lo strumento perfetto per tutti. I costi delle polizze vita intere (quelle che funzionano come "contenitore" patrimoniale) sono spesso elevati (parliamo di caricamenti iniziali dal 2% al 5% e costi di gestione annui dall'1% al 2%) e il rendimento ne risente pesantemente. Inoltre, se la polizza vita viene usata palesemente per aggirare le quote legittime (per esempio, intestando una polizza da 500.000 euro all'amante), i legittimari possono contestarla.

Le polizze vita possono essere uno strumento utile in un piano successorio. Ma devono essere uno strumento all'interno di un piano, non il piano.

Gli strumenti per pianificare: cosa esiste e quanto costa

Testamento. Lo strumento base, il minimo sindacale della pianificazione successoria. Esistono due forme principali:

- Testamento olografo: scritto interamente a mano, datato e firmato. Costo: zero. È valido a tutti gli effetti, ma si rischia che venga smarrito, contestato o interpretato male.

- Testamento pubblico: redatto dal notaio in presenza di due testimoni. Costo: tra 200 e 500 euro di onorario notarile. Conservato presso il notaio, praticamente incontestabile nella forma.

Per la differenza di costo, il testamento pubblico è quasi sempre la scelta migliore. Duecento euro per mettere nero su bianco le proprie volontà ed evitare anni di liti familiari non è un costo: è un investimento (e probabilmente il migliore che farete nella vita).

Donazioni in vita. Trasferire parte del patrimonio prima della morte può avere vantaggi fiscali e pratici. Ma bisogna conoscere un meccanismo insidioso: la collazione. In sede di successione, le donazioni fatte in vita vengono "riunite" al patrimonio del defunto per verificare che le quote legittime siano rispettate. Se hai donato la casa al primo figlio e poi muori, il secondo figlio può pretendere che il valore di quella donazione venga conteggiato nella divisione. La donazione non è "sparita", è solo stata anticipata.

Le donazioni godono delle stesse franchigie e aliquote della successione (1 milione per coniuge/figli al 4%, ecc.), quindi dal punto di vista fiscale non c'è grande differenza. Il vantaggio è nella tempistica: puoi organizzare il passaggio in modo ordinato, discuterne con i familiari, e gestire la transizione da vivo anziché lasciarla al caso.

Trust. Per patrimoni importanti (orientativamente sopra i 2-3 milioni di euro) o per situazioni familiari complesse (figli minorenni, famiglie allargate, patrimoni con componenti aziendali), il trust è uno strumento potente. Consente di separare la proprietà dalla gestione dei beni, proteggere il patrimonio da aggressioni esterne e pianificare la successione con flessibilità. Il costo di costituzione parte da circa 5.000-10.000 euro tra notaio e consulenza legale, con costi di gestione annui che variano in base alla complessità. Non è per tutti, ma per chi ha un patrimonio articolato e una situazione familiare non banale, è uno strumento da valutare seriamente, possibilmente con l'aiuto di un consulente che ragioni per obiettivi e non per prodotti da vendere.

Il grande trasferimento generazionale: come ricevere un'eredità con intelligenza

Siamo nel pieno del più grande passaggio di ricchezza della storia italiana. E chi riceve un'eredità, spesso per la prima volta in vita sua, si trova di fronte a una somma importante senza avere la minima esperienza di come gestirla.

L'errore piu frequente? Decidere subito. Investire tutto in un colpo, comprare un immobile d'impulso, estinguere il mutuo senza valutare i numeri, prestare soldi a un parente. Tutte decisioni prese sotto stress emotivo (il lutto) e pressione temporale (percepita, non reale).

Il consiglio più importante è controintuitivo: non fare nulla per almeno 3-6 mesi. Parcheggia la liquidità su un conto deposito, prenditi il tempo per elaborare il lutto e per ragionare con lucidità. Un'eredità non si svaluta in sei mesi, ma una decisione sbagliata presa di fretta può costare decenni di rimpianti. L'asset allocation giusta per quei soldi dipendera dai tuoi obiettivi, non dall'urgenza emotiva di "fare qualcosa".

5 passi per non lasciare confusione

Non serve un patrimonio milionario per pianificare la successione. Serve buon senso, un po' di tempo e la volonta di affrontare un argomento scomodo. Ecco i cinque passi concreti.

1. Parlatene adesso. Non domani, non "quando sara il momento". Il momento è oggi, perche oggi siete lucidi, in salute e avete il tempo di farlo con calma. Sedetevi a tavola con il coniuge, con i figli adulti, e affrontate l'argomento. Sarà scomodo per i primi dieci minuti. Poi sarà liberatorio. E soprattutto: eviterà che i vostri cari si trovino a gestire il caos senza istruzioni.

2. Fate un testamento. Se non ne avete uno, fatelo. Se ne avete uno vecchio, aggiornatelo. Il testamento pubblico costa dai 200 ai 500 euro e richiede un paio d'ore dal notaio. Non ci sono scuse valide per non farlo. Ricordatevi che il testamento è revocabile in qualsiasi momento: non è un contratto irreversibile, è una dichiarazione di volontà che potete cambiare ogni volta che le circostanze cambiano.

3. Conoscete le vostre quote legittime. Guardate la tabella sopra e calcolate la vostra situazione specifica. Capire di quanta quota disponibile potete disporre liberamente è il punto di partenza per qualsiasi pianificazione. Se avete coniuge e due figli, potete disporre liberamente solo di 1/4 del patrimonio. Meglio saperlo prima che dopo.

4. Valutate il timing delle donazioni. Se avete intenzione di aiutare i figli, per l'acquisto della prima casa, per l'avvio di un'attivita, per gli studi, considerate di farlo in modo strutturato e documentato. Le donazioni fatte in vita, se ben pianificate, permettono di gestire il passaggio generazionale in modo ordinato e di verificare subito che tutti siano d'accordo. Ricordate la collazione: ogni donazione rientrerà nel computo delle quote in sede di successione.

5. Per situazioni complesse, fatevi aiutare. Se avete un patrimonio significativo, un'azienda di famiglia, figli di relazioni diverse, immobili in piu località o semplicemente una situazione che non rientra nel "caso standard", rivolgetevi a professionisti. Un notaio per il testamento, un avvocato per le questioni successorie complesse, un consulente finanziario indipendente per integrare la pianificazione patrimoniale con quella successoria. Se siete imprenditori, la pianificazione successoria si intreccia con la pianificazione aziendale, e ignorare questo intreccio è un errore che puo compromettere sia la famiglia che l'azienda.


Pianificare la successione non è morboso. Non porta sfortuna. Non significa "pensare alla morte" più di quanto stipulare un'assicurazione sulla casa significhi "desiderare un incendio".

È un atto di responsabilità verso le persone che amate. È la differenza tra lasciare ai vostri cari un patrimonio organizzato e una mappa chiara, oppure un labirinto burocratico, legale e fiscale da navigare nel momento peggiore della loro vita.

Le tasse di successione italiane sono basse, oggi. Le regole sono conoscibili. Gli strumenti esistono e costano poco. L'unica cosa che costa davvero cara è non fare nulla.

Quella conversazione scomoda a cena? Fatela stasera.

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FAQ

Quanto costa la successione in Italia?

Per coniugi e figli, sotto la franchigia di 1 milione di euro per erede, si paga zero. Sopra la franchigia, l'aliquota è del 4% sulla parte eccedente. Per fratelli la franchigia scende a 100.000 euro con aliquota al 6%, per gli altri parenti 6% senza franchigia, per gli estranei 8% senza franchigia. A queste imposte vanno aggiunte le imposte ipotecaria (2%) e catastale (1%) sugli immobili, ridotte a misura fissa (200 euro ciascuna) se l'erede può usufruire dell'agevolazione prima casa. Il costo della dichiarazione di successione presso un professionista (commercialista o CAF) si aggira tra i 500 e i 1.500 euro a seconda della complessita.

Serve un testamento se ho solo moglie e figli?

Anche in questo caso, si. È vero che la successione legittima (senza testamento) assegna comunque il patrimonio al coniuge e ai figli. Ma il testamento consente di specificare chi riceve cosa, di destinare la quota disponibile come si preferisce (a un nipote, a un ente, a un figlio che ne ha più bisogno), e di evitare ambiguità nella divisione, specialmente degli immobili. Costa pochi spiccioli e risparmia anni di tensioni familiari. Non c'è un solo buon motivo per non farlo.

Le polizze vita evitano le tasse di successione?

Si, il capitale corrisposto dal contratto di assicurazione sulla vita al beneficiario è esente dall'imposta di successione. Inoltre, è fuori dall'asse ereditario e viene liquidato direttamente al beneficiario designato. Ma questo non significa che sia sempre conveniente usarle come strumento successorio. I costi interni delle polizze vita (caricamenti, costi di gestione, costi di riscatto) possono erodere significativamente il rendimento. E se la polizza viene usata per eludere le quote legittime dei legittimari, può essere contestata. In sintesi: le polizze vita sono uno strumento utile, ma vanno inserite in un piano complessivo — non usate come scorciatoia.

Quando devo iniziare a pensarci?

Ieri. Scherzi a parte: il momento giusto per pianificare la successione è quando si ha un patrimonio — qualunque patrimonio — e delle persone a cui si vuole bene. Non servono milioni: anche un appartamento e 50.000 euro sul conto, senza un testamento e un minimo di organizzazione, possono generare problemi ai propri cari. Se poi siete nella fascia 50-70 anni, con patrimonio accumulato e figli adulti, il momento è adesso. E se avete genitori in quella fascia d'eta, fatevi promotori della conversazione. Sara scomodo, ma molto meno scomodo di gestire una successione nel caos.

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